Esiste il vaccino per l’allergia al nichel

Le reazioni a questo metallo, presente in moltissimi oggetti e anche nei cibi, possono essere fermate con una terapia desensibilizzante

Per le forme più gravi di allergia al nichel, definite sistemiche, è stato sperimentato con successo il vaccino.
«Non si tratta di una profilassi tradizionale ma di una terapia desensibilizzante, che nel giro di otto-dieci mesi porta a un miglioramento significativo dei sintomi in sette pazienti su dieci», spiega l’allergologo Domenico Schiavino (puoi chiedergli un consulto).

Diarrea e mal di pancia tra i sintomi
È un risultato non da poco, considerato che dei circa nove milioni di italiani allergici a questo metallo quasi due sviluppano la forma sistemica. Ma che cosa vuole dire sistemica? Significa che alla classica dermatite da contatto scatenata da un’infinità di oggetti contenenti nichel (dalle monete ai gioielli, dai cellulari ai cosmetici) si aggiunge una reazione al metallo assunto con l’alimentazione che provoca, oltre a orticaria ed eczema, dolori addominali e diarrea.
E anche in questo caso evitare il metallo è un’impresa, dal momento che si trova in moltissimi vegetali (frutta e verdura), nell’acqua e può essere assorbito mangiando un piatto di pasta cotta in una pentola di acciaio inox.
«La terapia desensibilizzante si prescrive solo al termine di un percorso diagnostico, che parte da un patch test: un dischetto contenente solfato di nichel viene applicato con un cerotto alla cute e lasciato in sede per 48-72 ore», spiega Schiavino. Se al termine dell’esame si evidenzia una dermatite nella zona di contatto si procede con sei-otto settimane di dieta povera di nichel.
Chi ha sviluppato la forma sistemica migliorerà e sarà pronto per il test di provocazione (leggi l’articolo): per alcuni giorni si reintroducono quantitativi sempre maggiori di metallo fino a indurre il ritorno dei disturbi.

La terapia: pasticche per sei mesi
Confermata la diagnosi può iniziare la terapia, che prevede l’assunzione di pasticche da 500 nanogrammi di nichel (mezzo milionesimo di grammo) tre volte alla settimana per sei mesi.
Quindi, nei tre mesi successivi si reintroducono gradualmente gli alimenti che contengono nichel e infine si passa a un regime libero. La dieta povera di nichel non è indicata nelle persone con anemia ferropriva.
Marcello Casiraghi – OK La salute prima di tutto

Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2010

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